Gli antibiotici vengono prescritti di routine nella professione odontoiatrica sia a scopo profilattico che terapeutico. Come profilassi, gli antibiotici sono prescritti per prevenire patologie causate dall’introduzione dei batteri del cavo orale all’interno di siti in un ospite a rischio. In molti casi la profilassi è utilizzata per prevenire l’endocardite , mentre come terapia vengono somministrati a causa di un trattamento non congruo o non ancora effettuato che causa patologia. I dentisti prescrivono farmaci per la gestione di diverse condizioni del cavo orale, tra queste anche infezioni del distretto e pertanto ricorrono spesso ad antibitoici. A causa delle diverse situazioni che possono rendere necessario l’utilizzo di antibioitici, la prescrizione di questi farmaci da parte degli odontoiatri è cresciuta negli ultimi anni sempre di più, nonostante la richiesta dell’OMS di razionalizzare questi presidi.

L’uso di antibiotici da parte dei dentisti è caratterizzato da una serie di particolarità. In effetti, la prescrizione di antibiotici è empirica; il clinico non sa quale sia il microrganismo responsabile dell’infezione perché test colturali per analizzare il contenuto del pus non sono comunemente realizzate.

Quando si prescrivono antibiotici bisogna anche sempre tenere a mente che questi possono essere associati ad effetti collaterali sfavorevoli, che vanno da quelli gastrointestinali (GI) alle molto più temute resistenze batteriche. I crescenti problemi di resistenza agli antibiotici degli ultimi anni sono probabilmente legati all’uso esaerato e improprio di agenti ad ampio spettro, come pennicilline, cefalosporine e fluorchinoloni. Come risultato è stato riscontrato come una serie di batteri fino ad ora non resistenti, si sia resa capace di resistere ad una vasta gamma degli antibiotici attualmente disponibili.

Queste complicazioni gravi associate con l’uso di antibiotici hanno mosso sempre di più l’interesse della ricerca verso lo studio delle dinamiche di prescrizione degli antibiotici in odontoiatria.

Nella comunità odontoiatrica vi è stata una tendenza generale verso un eccesso di prescrizione. Una delle indagini in USA ha rilevato che solo il 39% dei dentisti e il 27% dei medici hanno seguito le linee guida per la profilassi antibiotica nel modo corretto. Molti clinici si basano su raccomandazioni di altri operatori , o comunque non su basi scientifiche evidence-based.

Motivazioni per l’uso degli antibiotici in odontoiatria

Il cavo orale umano contiene una gamma molto ampia di microrganismi. Alcuni autori parlano di oltre 500 specie diverse. I batteri che causano infezioni odontogene sono generalmente batteri saprofiti. La microbiologia in questo senso è molto varia, e molteplici microrganismi con caratteristiche diverse possono essere coinvolti.

Gli antibiotici vengono più spesso prescritti a scopo di profilassi piuttosto che per il trattamento di infezioni del cavo orale. L’uso principale della profilassi antibiotica è in relazione ad interventi che possano causare batteriemie e coinvolgimento dei tessuti ossei.

Gli antibiotici sono anche comunemente indicati nella pratica odontoiatrica per il trattamento pazienti immunocompromessi e altre rilevanti comorbidità che rendono i pazienti a rischio di infezione sistemica.

Bisogna però sempre ricordare che antibiotici non sono un’alternativa all’intervento clinico, ma piuttosto sono un’aggiunta a tale intervento.  E’ il codice deontologico stesso a richiamarci ad un utilizzo ottimale dei farmaci e degli altri presidi, l’articolo 13 del CDM afferma infatti : “La prescrizione deve fondarsi sulle evidenze scientifiche disponibili, sull’uso ottimale delle risorse e sul rispetto dei principi di efficacia clinica, di sicurezza e di appropriatezza. Il medico tiene conto delle linee guida diagnostico-terapeutiche accreditate da fonti autorevoli e  indipendenti quali raccomandazioni e ne valuta l’applicabilità al caso specifico.”